Quando le biblioteche entravano in un baule



Prima i libri erano beni di lusso. Prima i libri non si lasciavano a casa quando si viaggiava. Erano preziosi. All’interno c’era lo scibile umano. Così capitava spesso che scienziati, letterati o gente di cultura, durante i lori viaggi, portassero con loro l’intera biblioteca in loro possesso. Sono nati così i bauli di libri. Ho scoperto questa storia leggendo un saggio di Ambrogio Borsani dal titolo “Governare la carta” pubblicato da Editrice Bibliografica. Riporto qui alcune chicche che ho appreso nella lettura.
Conoscere ciò che i bauli contenevano significa accedere alla playlist di uno Spotify letterario di gente che ha fatto la storia della letteratura mondiale. È il caso di Francois Rebelais, la sua biblioteca portatile era composta dagli aforismi di Ippocrate, le opere di Platone, Seneca, Luciano, l’Elogio della Follia di Erasmo da Rotterdam e l’Utopia di Moro, fino al De revolutionibus di Copernico. Testi scottanti, al punto che Rebelais rischiava costantemente di essere accusato dall’Inquisizione dell’epoca. Non sappiamo com’era fatto il baule di Rebelais sappiamo però un esemplare di questi bauli è conservato alla Brotherton Collection della Univerisity di Leeds, esemplare che risponde al nome di Jacobean Travelling Library. 

Persino il grande Hemingway sentiva la necessità di portarsi dietro qualche buon volume. La soluzione a queste pesanti trasferte letterarie gli fu fornita niente poco di meno che da Gaston Louis Vuitton, maestro di borse e di valige, che nel 1927 progettò per lo scrittore la “The library Trunk”, un baule capace di contenere libri e anche una macchina da scrivere, la famosa Underwood di Hemingway. Il baule è stato ritrovato nei sotterranei di Ritz a Parigi, insieme al manoscritto Festa mobile, che è stato pubblicato dopo la morte dello scrittore. Anche i personaggi letterari viaggiavano con bauli di libri, è il caso di Pompeo Lagumina, frutto del genio di Pirandello. Forse la storia più incredibile riguardante i bauli pieni zeppi di libri la si deve a Theor Heyerdahl, un esploratore norvegese. Theor sosteneva che i polinesiani fossero arrivati sulle loro isole dal Sud America attraverso rudimentali imbarcazioni, per provarlo ne costruì una e viaggiò dal Perù a Tuamotu, nel 1947. La sua zattera rispondeva al nome di Kon Tiki. Tra i vari effetti personali dell’equipaggio c’era un baule pieno di libri appartenente ad un certo Danielsson, un sociologo. 33 opere di sociologia hanno attraversato l’intero Oceano Pacifico rinchiuse in un baule. Oggi un tablet o un ereader è capace di contenere oltre 7 mila volumi in 180 grammi. È comodo, non pesa, ma vuoi mettere la gioia nel momento in cui si sente il clic della serratura del baule e una nuvola di polvere ti invade la faccia, ricordandoti che quelle pagine hanno ancora qualcosa da dirti. Sarà anche anacronistico e romantico ma nessun dispositivo digitale potrà mai riprodurre i 4,8 decibel che le nostre orecchie ascoltano nel momento in cui sfogliamo un libro.





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