Joanna, un font capolavoro di Eric Gill


In Italia il font più utilizzato per la stampa dei libri è Garamond, un carattere del 1500. Sono passati diversi secoli, eppure sembra che l’editoria italiana non si distacchi da un carattere riconosciuto, apprezzato, ma pur sempre datato. Come mai in Italia le case editrici non riescono a far innovazione nel campo dei font? Soprattutto quello per la narrativa? Font alternativi a Garamond ci sono, ma vengono continuamente scartati. Ultimamente ho letto un piccolo libricino pubblicato dai tipi di Ronzani Editore, giovane casa editrice vicentina che sta portando avanti attraverso una collana unica in Italia, intitolata Quaderni di Tipografia, un lodevole lavoro nel campo della tipografia, dai font all’impaginazione, fino alla carta. Il libricino in questione si intitola “Hague & Gill” e contiene due piccoli saggi di Eric Gill e René Hague, rispettivamente suocero e genero. Un testo pregiato con una copertina stampata con il torchio in carattere Bodoni Bauer corpo 36. 250 copie numerate rigorosamente cucite a mano. Qui mi sono imbattuto nelle provocazioni di un genio, Eric Gill, ma anche nella sua arte tipografica. Ho scoperto un font, molto in voga nei paesi anglosassoni, poco utilizzato in Italia, creato dalle mani di Eric Gill: Joanna. Il font porta il nome della figlia minore di Gill, sposa di René Hague. Gill ha definito questo font: “una faccia da libro libera da tutti gli affari di fantasia”. 
Creato probabilmente tra il 1930 e il 1931, Joanna si  basa sul vecchio modello dei caratteri serif, con grazie, modello proveniente dal Rinascimento. Tuttavia, Gill è riuscito nell’impresa di rendere minime le grazie, che appaiono quasi taglienti e squadrate. Grazie a questi interventi, a queste intuizioni, Gill è riuscito a creare un font molto leggibile, adatto alla narrativa varia, ma dalla forte connotazione modernista. Un vero capolavoro. 
Inizialmente il carattere è progettato per la tipografia di Eric e René. Fuso dalla Fonderia Caslon, un mito della tipografia mondiale. Nel resto del pianeta, tranne in Italia, non c’hanno messo molto a rendersi conto della bellezza di questo carattere. Nel 1937 la Monotype lo inserisce nel suo sistema di composizione di metallo caldo, la Penguin, forse la più importante casa editrice di sempre, lo utilizza per le sue copertine fino al 1960. Robert Harling descrive il font con queste parole: “le lettere hanno carattere e bellezza, disciplina e allegria. Nessun altro alfabeto di questo secolo è riuscito a rendere l'affettazione tipografica così leggibile ... ribelle di quasi ogni canone tipografico del giorno ... Joanna è gaiamente trionfante.”
Consiglio di leggere vivamente il saggio di Eric Gill “Eating Your Cake”. Torneremo a parlare di Eric Gill e delle sue provocazioni, nel frattempo nel menù a tendina dei vostri programmi d’impaginazione non dimenticate di cliccare su Joanna.


Commenti

POST più POPOLARI

Quando le biblioteche entravano in un baule